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Anche l’alcol favorisce i tumori: ecco quanto potete bere per ridurre i rischi

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Gli ultimi a lanciare l’allarme sono stati gli oncologi americani. «Anche un consumo moderato di alcol può provocare il cancro – afferma Noelle LoConte, primo autore del documento e oncologa del Carbone Center dell’Università del Wisconsin -. Limitarne l’assunzione vuol dire contribuire alla prevenzione dei tumori: così come si fa mettendosi la crema solare, non fumando e tenendo sotto controllo il proprio peso corporeo».

 Anche oltreoceano, dunque, sono state recepite le crescenti evidenze scientifiche che considerano tutte le bevande alcoliche un fattore di rischio per l’insorgenza di almeno dieci tumori. «Per prevenire il cancro, è meglio non bere», è d’altra parte il messaggio contenuto nel Codice Europeo contro il Cancro. Gli organi più esposti sono quelli dell’apparato digerente, come peraltro avvertivano i gastroenterologi europei già diversi mesi addietro.

Ma il messaggio punta in realtà pure alla prevenzione dei tumori al seno, all’endometrio e della cavità orale.

Alcol e tumori

Viste le crescenti evidenze non sorprende dunque che la quinta Settimana della consapevolezza sui danni provocati dall’alcol (www.awarh.eu) sia dedicata proprio al rapporto tra alcol e cancro. Secondo i dati che verranno presentati nella sede del Parlamento Europeo, emerge preoccupante la stima del 12 per cento di nuove diagnosi oncologiche legate al consumo di bevande alcoliche. L’evidenza di abitudini di consumo eccessivo di alcol soprattutto da parte delle giovani generazioni ha fatto prevedere all’Organizzazione Mondiale della Sanità un futuro con un carico maggiore di malattie causate dall’alcol.

«Per questo sarebbero urgenti screening capillari di identificazione precoce e formazione specifica del personale sanitario abbinate a costanti campagne di comunicazione mirate a favorire scelte informate dei consumatori – osserva Emanuele Scafato, direttore del centro per l’organizzazione mondiale della Sanità per la ricerca e la promozione della salute sull’alcol, dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità e presidente della Società Italiana di Alcologia -. Sono soprattutto due i tumori maligni, quelli al seno e al colon, che richiedono una comunicazione mirata a contrastare la loro diffusione in età produttiva. Le principali linee guida internazionali e quelle italiane hanno già ridotto a circa dieci grammi (un bicchiere, ndr) per le donne e venti per gli uomini la quantità di alcol da non superare nella singola giornata. Ma va sempre considerato che, superati i dieci grammi, si incrementa il rischio di morbilità, mortalità e disabilità di oltre sessanta malattie. A queste condizioni importa poco che agli stessi livelli possa diminuire in alcuni casi il rischio cardiovascolare o di ammalarsi di diabete di tipo 2, se ci si ritrova poi nelle condizioni di affrontare, a causa di quegli stessi livelli di consumo, una malattia così grave come il cancro». Il rischio è dipendente dalla dose di consumo».

Ma è consenso unanime di tutte le società scientifiche indipendenti che non esistono soglie considerate sicure per la salute.

Poca informazione sui danni provocati dal consumo di alcolici

Il problema della scarsa informazione in merito ai danni provocati dall’alcol alla salute è testimoniato da un’indagine condotta a livello europeo secondo cui appena un cittadino su dieci è consapevole della connessione tra alcol e cancro, mentre uno su cinque non crede che esista un legame tra cancro e bevande.

La questione sarà al centro dell’evento organizzato stamane al Parlamento Europeo. «Il peso per la società dei danni legati all’alcol continua a crescere in maniera allarmante – anticipa il deputato Biljiana Borzan -. Nella regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa sette adulti su dieci bevono alcolici e i costi sanitari per curare le malattie provocate dal consumo di alcolici, stimati in 700 miliardi di euro, sono destinati a crescere».

A non favorire un’adeguata informazione in materia è pure l’industria di settore, come documentato da un review pubblicata sulla rivista scientifica «Drug & Alcohol». Gli autori hanno accusato i produttori di scarsa trasparenza nei confronti dei consumatori, in materia di informazione sul rischio oncologico. «Un atteggiamento che non può essere il frutto di un errore, ma bensì è un parallelo di quanto fatto per anni dall’industria del tabacco», hanno messo nero su bianco gli autori del documento, dopo aver analizzato le informazioni relative al cancro che comparivano nei siti web e nei documenti di quasi trenta aziende del settore alcolici in tutto il mondo.

Dall’analisi è emerso che sulla maggior parte dei siti le informazioni sul rischio di tumore legato al consumo cronico di bevande alcoliche risultava distorto: nello specifico relativamente ai dati riferiti ai tumori del seno e del colon-retto, i più diffusi tra quelli associati al consumo di birra, vino e superalcolici.

FONTE LA STAMPA

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