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LEGGE 1° FEBBRAIO 2006 N. 43
“Disposizioni in materia di professioni sanitarie
infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e
della prevenzione e delega al Governo per l’istituzione dei relativi
ordini professionali”
La Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica
hanno approvato:
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA
la seguente legge:
Art.
1.
(Definizione)
1. Sono professioni sanitarie
infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e
della prevenzione, quelle previste ai sensi della legge 10 agosto
2000, n.251,e del decreto del Ministro della Sanità 29 marzo
2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 118 del 23 maggio 2001,
i cui operatori svolgono, in forza di un titolo abilitante rilasciato
dallo Stato, attività di prevenzione, assistenza, cura e
riabilitazione.
2.Resta ferma la competenza delle Regioni nell’individuazione e
formazione dei profili di operatori di interesse sanitario non riconducibili
alle professioni sanitarie come definite dal comma 1.
3. Le norme della presente legge si applicano alle Regioni a statuto
speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano in quanto
compatibili con i rispettivi statuti speciali e le relative norme
di attuazione.
Art. 2.
(Requisiti)
1. L ’esercizio delle professioni sanitarie di cui
all’articolo 1,comma 1, è subordinato al conseguimento del
titolo universitario rilasciato a seguito di esame finale con valore
abilitante all’esercizio della professione. Tale titolo universitario
è definito ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettera c),
è valido sull’intero territorio nazionale nel rispetto della
normativa europea in materia di libera circolazione delle professioni
ed è rilasciato a seguito di un percorso formativo da svolgersi
in tutto o in parte presso le aziende e le strutture del Servizio
Sanitario Nazionale, inclusi gli istituti di ricovero e cura a carattere
scientifico (IRCCS), individuate dalle Regioni, sulla base di appositi
protocolli d’intesa tra le stesse e le università, stipulati
ai sensi dell’articolo 6,comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502, e successive modificazioni.
Fermo restando il titolo universitario abilitante, il personale del servizio sanitario militare, nonché quello addetto al comparto sanitario del Corpo della guardia di finanza, può svolgere il percorso formativo presso le strutture del servizio stesso, individuate con decreto del Ministro della Salute, che garantisce la completezza del percorso formativo. Per il personale addetto al settore sanitario della Polizia di Stato, alle medesime condizioni, il percorso formativo può essere svolto presso le stesse strutture della Polizia di Stato, individuate con decreto del Ministro dell'Interno di concerto con il Ministro della Salute, che garantisce la completezza del percorso formativo.
2. Gli ordinamenti didattici dei corsi di laurea di cui al comma 1 sono definiti con uno o più decreti del Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, di concerto con il Ministro della Salute, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 17,comma 95,della legge 15 maggio 1997, n. 127, e successive modificazioni.
L'esame di laurea ha valore di esame di Stato abilitante all'esercizio della professione.
Dall'applicazione delle disposizioni di cui al presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le università possono procedere alle eventuali modificazioni dell'organizzazione didattica dei corsi di laurea già esistenti, ovvero all'istituzione di nuovi corsi di laurea, nei limiti delle risorse a tal fine disponibili nei rispettivi bilanci.
3. L'iscrizione all'albo professionale è obbligatoria anche per i pubblici dipendenti ed è subordinata al conseguimento del titolo universitario abilitante di cui al comma 1, salvaguardando comunque il valore abilitante dei titoli già riconosciuti come tali alla data di entrata in vigore della presente legge.
4. L'aggiornamento professionale è effettuato secondo modalità identiche a quelle previste per la professione medica.
5. All'articolo 3-bis, comma 3, lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:" ,ovvero espletamento del mandato parlamentare di senatore o deputato della Repubblica nonché di Consigliere Regionale".
6. All'articolo 16-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: "2-bis. I laureati in medicina e chirurgia e gli altri operatori delle professioni sanitarie, obbligati ai programmi di formazione continua di cui ai commi 1 e 2, sono esonerati da tale attività formativa limitatamente al periodo di espletamento del mandato parlamentare di senatore o deputato della Repubblica nonché di Consigliere Regionale".
Art. 3.
(Istituzione degli ordini delle professioni sanitarie)
1. In ossequio all’articolo 32 della Costituzione
e in conseguenza del riordino normativo delle professioni sanitarie
avviato, in attuazione dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992,
n. 421, dal decreto legislativo 30 dicembre 1992,n.502,dal decreto
legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, e dal decreto legislativo 19
giugno 1999,n.229,nonché delle riforme degli ordinamenti
didattici adottate dal Ministero dell’istruzione, dell’università
e della ricerca, al fine di adeguare il livello culturale, deontologico
e professionale degli esercenti le professioni in ambito sanitario
a quello garantito negli Stati membri dell’Unione Europea, la presente
legge regolamenta le professioni sanitarie di cui all’articolo 1,
nel rispetto dei diversiiter formativi, anche mediante l’istituzione
dei rispettivi ordini ed albi, ai quali devono accedere gli operatori
delle professioni sanitarie esistenti, nonché di quelle di
nuova configurazione.
Art. 4.
(Delega al Governo per l’istituzione degli ordini ed albi professionali)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro
sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno
o più decreti legislativi al fine di istituire, per le professioni
sanitarie di cui all’articolo 1, comma 1, i relativi ordini professionali,
senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, nel
rispetto delle competenze delle Regioni e sulla base dei seguenti
principi e criteri direttivi:
a. trasformare i collegi professionali esistenti in ordini
professionali, salvo quanto previsto alla lettera b) e ferma restando,
ai sensi della legge 10 agosto 2000, n. 251, e del citato decreto
del Ministro della Sanità 29 marzo 2001, l'assegnazione della professione
dell'assistente sanitario all'ordine della prevenzione, prevedendo
l'istituzione di un ordine specifico, con albi separati per ognuna
delle professioni previste dalla legge n. 251 del 2000, per ciascuna
delle seguenti aree di professioni sanitarie: area delle professioni
infermieristiche; area della professione ostetrica; area delle professioni
della riabilitazione; area delle professioni tecnico-sanitarie;
area delle professioni tecniche della prevenzione;
b. aggiornare la definizione delle figure professionali
da includere nelle fattispecie di cui agli articoli 1, 2, 3 e 4
della legge 10 agosto 2000, n.251, come attualmente disciplinata
dal decreto ministeriale 29 marzo 2001;
c. individuare, in base alla normativa vigente, i titoli
che consentano l'iscrizione agli albi di cui al presente comma;
d. definire, per ciascuna delle professioni di cui al presente
comma, le attività il cui esercizio sia riservato agli iscritti
agli ordini e quelle il cui esercizio sia riservato agli iscritti
ai singoli albi;
e. definire le condizioni e le modalità in base alle quali
si possa costituire un unico ordine per due o più delle aree di
professioni sanitarie individuate ai sensi della lettera a.
;
f. definire le condizioni e le modalità in base alle quali
si possa costituire un ordine specifico per una delle professioni
sanitarie di cui al presente comma, nell'ipotesi che il numero degli
iscritti al relativo albo superi le ventimila unità, facendo salvo,
ai fini dell'esercizio delle attività professionali, il rispetto
dei diritti acquisiti dagli iscritti agli altri albi dell'ordine
originario e prevedendo che gli oneri della costituzione siano a
totale carico degli iscritti al nuovo ordine;
g. prevedere, in relazione al numero degli operatori, l'articolazione
degli ordini a livello provinciale o regionale o nazionale;
h. disciplinare i principi cui si devono attenere gli statuti
e i regolamenti degli ordini neocostituiti;
i. prevedere che le spese di costituzione e di funzionamento
degli ordini ed albi professionali di cui al presente articolo siano
poste a totale carico degli iscritti, mediante la fissazione di
adeguate tariffe;
l. prevedere che, per gli appartenenti agli ordini delle
nuove categorie professionali, restino confermati gli obblighi di
iscrizione alle gestioni previdenziali previsti dalle disposizioni
vigenti.
2. Gli schemi dei decreti legislativi predisposti ai sensi del comma 1,previa acquisizione del parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sono trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia, che sono resi entro quaranta giorni dalla data di trasmissione. Decorso tale termine, i decreti sono emanati anche in mancanza dei pareri. Qualora il termine previsto per i pareri dei competenti organi parlamentari scada nei trenta giorni che precedono o seguono la scadenza del termine di cui al comma 1, quest'ultimo s'intende automaticamente prorogato di novanta giorni.
Art. 5.
(Individuazione di nuove professioni in ambito sanitario)
1. L’individuazione di nuove professioni sanitarie
da ricomprendere in una delle aree di cui agli articoli 1, 2, 3
e 4 della legge 10 agosto 2000,n.251,il cui esercizio deve essere
riconosciuto su tutto il territorio nazionale, avviene in sede di
recepimento di direttive comunitarie ovvero per iniziativa dello
Stato o delle Regioni, in considerazione dei fabbisogni connessi
agli obiettivi di salute previsti nel Piano sanitario nazionale
o nei Piani sanitari regionali, che non trovano rispondenza in professioni
già riconosciute.
2. L'individuazione è effettuata, nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti dalla presente legge, mediante uno o più accordi, sanciti in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano,ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e recepiti con decreti del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.
3. L'individuazione è subordinata ad un parere tecnico-scientifico, espresso da apposite commissioni, operanti nell'ambito del Consiglio Superiore di Sanità, di volta in volta nominate dal Ministero della Salute, alle quali partecipano esperti designati dal Ministero della Salute e dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano e i rappresentanti degli ordini delle professioni di cui all'articolo 1,comma 1,senza oneri a carico della finanza pubblica. A tal fine, la partecipazione alle suddette commissioni non comporta la corresponsione di alcuna indennità o compenso né rimborso spese.
4. Gli accordi di cui al comma 2 individuano il titolo professionale e l'ambito di attività di ciascuna professione.
5. La definizione delle funzioni caratterizzanti le nuove professioni avviene evitando parcellizzazioni e sovrapposizioni con le professioni già riconosciute o con le specializzazioni delle stesse.
Art. 6.
(Istituzione della funzione di coordinamento)
1. In conformità all’ordinamento degli studi
dei corsi universitari, disciplinato ai sensi dell’articolo 17,
comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e successive modificazioni,
il personale laureato appartenente alle professioni sanitarie di
cui all’articolo 1,comma 1, della presente legge, è articolato
come segue:
a. professionisti in possesso del diploma di laurea o del
titolo universitario conseguito anteriormente all'attivazione dei
corsi di laurea o di diploma ad esso equipollente ai sensi dell'articolo
4 della legge 26 febbraio 1999, n. 42;
b. professionisti coordinatori in possesso del master di
primo livello in management o per le funzioni di coordinamento rilasciato
dall'università ai sensi dell'articolo 3,comma 8, del regolamento
di cui al decreto del Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica
e Tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, e dell'articolo 3, comma
9, del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'Istruzione,
dell'Università e della Ricerca 22 ottobre 2004, n. 270;
c. professionisti specialisti in possesso del master di
primo livello per le funzioni specialistiche rilasciato dall'università
ai sensi dell'articolo 3 comma 8,del regolamento di cui al decreto
del Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica
3 novembre 1999, n. 509, e dell'articolo 3, comma 9, del regolamento
di cui al decreto del Ministro dell'Istruzione, dell'Università
e della Ricerca 22 ottobre 2004, n. 270;
d. professionisti dirigenti in possesso della laurea specialistica
di cui al decreto del Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica
e Tecnologica 2 aprile 2001,pubblicato nel supplemento ordinario
alla Gazzetta Ufficiale n. 128 del 5 giugno 2001, e che abbiano
esercitato l'attività professionale con rapporto di lavoro dipendente
per almeno cinque anni, oppure ai quali siano stati conferiti incarichi
dirigenziali ai sensi dell'articolo 7 della legge 10 agosto 2000,
n. 251, e successive modificazioni.
2. Per i profili delle professioni sanitarie di cui al comma 1 può essere istituita la funzione di coordinamento, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, A tal fine, l'eventuale conferimento di incarichi di coordinamento ovvero di incarichi direttivi comporta per le organizzazioni sanitarie e socio-sanitarie pubbliche interessate, ai sensi dell'articolo 7 della legge 10 agosto 2000, n. 251, l'obbligo contestuale di sopprimere nelle piante organiche di riferimento un numero di posizioni effettivamente occupate ed equivalenti sul piano finanziario.
3. I criteri e le modalità per l'attivazione della funzione di coordinamento in tutte le organizzazioni sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private sono definiti, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con apposito accordo, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997,n.281,tra il Ministro della Salute e le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.
4. L'esercizio della funzione di coordinamento è espletato da coloro che siano in possesso dei seguenti requisiti:
a. master di primo livello in management o per
le funzioni di coordinamento nell'area di appartenenza, rilasciato
ai sensi dell'articolo 3, comma 8,del regolamento di cui al decreto
del Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica
3 novembre 1999, n. 509, e dell'articolo 3, comma 9, del regolamento
di cui al decreto del Ministro dell'Istruzione, dell'Università
e della Ricerca 22 ottobre 2004, n. 270;
b. esperienza almeno triennale nel profilo di appartenenza.
5. Il certificato di abilitazione alle funzioni direttive nell'assistenza infermieristica,
incluso quello rilasciato in base alla pregressa normativa, è valido per l'esercizio della funzione di coordinatore.
6. Il coordinamento viene affidato nel rispetto dei profili professionali, in correlazione agli ambiti ed alle specifiche aree assistenziali, dipartimentali e territoriali.
7. Le organizzazioni sanitarie e socio-sanitarie, pubbliche e private, nelle aree caratterizzate da una determinata specificità assistenziale, ove istituiscano funzioni di coordinamento ai sensi del comma 2, affidano il coordinamento allo specifico profilo professionale.
Art. 7.
(Disposizioni finali)
1. Alle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione già riconosciute alla data di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi le disposizioni contenute nelle rispettive fonti di riconoscimento, salvo quanto previsto dalla presente legge.
2. Con il medesimo procedimento di cui all'articolo 6,comma 3,della presente legge, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, previa acquisizione del parere degli ordini professionali delle professioni interessate, si può procedere ad integrazioni delle professioni riconosciute ai sensi dell'articolo 6, comma 3,del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni.
3. La presente legge non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Data a Roma, addì 1° febbraio 2006
CIAMPI
BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei Ministri
Visto, il Guardasigilli: CASTELLI
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